Retromarcia cellulare
Settembre 18, 2006
12/09/2006 – Con l’introduzione di appena quattro fattori le cellule
adulte potranno comportarsi come cellule staminali embrionali
pluripotenti, in grado cioe’ di differenziarsi in molti altri tipi di
cellule, permettendo cosi’ la cura di diverse malattie. Se sara’
possibile ottenere le cellule pluripotenti direttamente dalle cellule
del paziente, inoltre, si potra’ aggirare anche il problema etico
legato all’uso degli embrioni umani e passare dalla sperimentazione
sui topi a quella umana.
E’ il risultato delle ricerche di alcuni scienziati giapponesi
pubblicato sulla rivista Cell. Come spiega Shinya Yamanaka
dell’universita’ di Kyoto (Giappone), “le cellule umane staminali
embrionali potrebbero essere usate nella cura di alcuni disturbi come
il Parkinson, lesioni al midollo spinale e il diabete”.
I ricercatori hanno utilizzato le conoscenze su 24 geni noti per dare
alle cellule staminali embrionali il loro carattere di
pluripotenzialita’ e li hanno utilizzati come fattori candidati per
dare alle cellule staminali adulte la capacita’ di tornare indietro
nello sviluppo. Sotto l’azione dei geni, le cellule adulte hanno
cominciato a regredire, diventando sempre meno specializzate e sempre
piu’ simili a cellule pluripotenti capaci di ripartire nello sviluppo
e tornare a specializzarsi secondo strade diverse. Dei 24 fattori
studiati, 4 si sono dimostrati idonei allo scopo.
Secondo Yamanaka “la scoperta e’ un passo importante che potrebbe
permettere la creazione di cellule pluripotenti direttamente dalle
cellule somatiche dei pazienti”. A detta del ricercatore, tuttavia,
“sebbene queste novita’ potrebbero avere vaste applicazioni, lo studio
sulle cellule staminali embrionali deve fare ancora molta strada”.
Anche perche’, conclude Yamanaka,”non e’ ancora del tutto chiaro se le
cellule pluripotenti siano in grado di sostituire in ogni funzione le
cellule staminali embrionali”.
“E’ una scoperta che, se confermata, e’ da premio Nobel”, commenta
Angelo Vescovi, docente di Biologia Cellulare, Dipartimento di
Biotecnologie e Bioscienze all’Universita’ di Milano “Bicocca”. “Sa
cosa vuol dire questa scoperta traslata su un essere umano? Vuol dire
che se da una persona adulta o da un neonato vengono prelevate cellule
della pelle e vengono sottoposte alla procedura sperimentata da
Yamanaka, si possono produrre cellule staminali embrionali
pluripotenti che, conservate, potranno essere utilizzate, in futuro,
dalla stessa persona dalla quale sono state prelevate. E quando si
scoprira’ come produrre un organo queste cellule si potranno
utilizzare per fare trapianti senza problemi di rigetto”.
E’ come dire che ad ognuno di noi verra’ data la possibilita’ di avere
le proprie cellule clonate da poter usare in caso di necessita’. Per
analogia, sara’ come avere a disposizione un corpo di ricambio
Considerando che la ricerca pubblicata il 10 agosto e’ stata, quasi
certamente presentata per la pubblicazione parecchi mesi prima, questo
fa pensare che, mentre in Italia montava la polemica referendaria
sull’opportunita’ di produrre cellule staminali embrionali umane, gli
scienziati avevano gia’ a portata di mano una via alternativa per
derivare cellule staminali embrionali pluripotenti senza mettere in
pericolo la vita dell’embrione, facendo superare, di colpo gran parte
dei problemi etici, morali, religiosi che in molti paesi hanno
rallentato la ricerca”.
Ma come spiega ancora Vescovi ci saranno anche altre reazioni a catena
che esperimenti come quello giapponese potranno innescare.
“L’esperimento giapponese ci dice che potremo avere cellule staminali
clonate senza coinvolgere alcun embrione. Questo fara’ cadere il
problema etico, che a molti serviva come paravento dietro il quale si
celano gli enormi interessi che ruotano intorno ai metodi brevettati
per preparare le cellule embrionali staminali. Non mi riferisco alla
tecnica usata da Lanza, che, probabilmente non ha quegli elementi di
novita’ che permettono di aggirare i brevetti, ma sicuramente alle
tecniche piu’ innovative, come quella di Yamanaka che permettendo di
produrre cellule staminali embrionali senza utilizzare gli embrioni,
rischiano di mettere in seria difficolta’ i brevetti che sono stati
depositati e che proteggono l’utilizzo delle CSE. “In altre parole se
queste nuove tecniche che stanno maturando dovessero avere successo,
molti brevetti sulle tecniche ora piu’ in uso potrebbero crollare,
perche’, ognuno potrebbe farsi le “sue” staminali, non coperte da
diritti di proprieta’ intellettuale, mettendo a rischio investimenti
di milioni di euro fatti da gruppi industriali o grossi laboratori che
in qualche modo “controllano” l’utilizzo delle cellule. “Negli ultimi
anni, in questo settore, si sono sviluppate nuove tecniche non
soltanto per pulsione scientifica, ma perche’ possono nascere nuovi
brevetti , anche se, sia chiaro, questo e’ un fatto positivo. Oggi, a
mio parere -conclude Vescovi- il valore etico potrebbe diventare un
fattore di valutazione per l’assegnazione dei brevetti. E’ piu’ facile
che questa nuova tecnica, che promette di risolvere problemi etici e
religiosi, ottenga il brevetto perche’ da’ una svolta rispetto alle
tecniche precedenti”.
Chissà cosa avrebbe da dire qualcuno-di-nostra-conoscenza riguardo a *questa* frase: “Questo fara’ cadere il problema etico, che a molti serviva come paravento dietro il quale si celano gli enormi interessi che ruotano intorno ai metodi brevettati per preparare le cellule embrionali staminali.” Un’altra conferma?
Comunque, bisognerebbe riflettere sul paradosso della medicina: anche la casa farmaceutica ha bisogno di continuare a lavorare, un taumaturgo andrebbe ucciso a vista. “Il bene dell’umanità, ma fino ad un certo punto”.
E’ triste infine che si chiamino “problemi etici” le false credenze e le superstizioni che qualcuno crede di trarre da roba scritta e detta molto prima che si avesse idea di cosa era una cellula, e che non era stata né scritta né detta per parlare di cellule!
il qualcuno di nostra conoscenza sono io? xD
cmq, hai ragione, è proprio molto, molto triste il fatto che per continuare a vivere e prosperare un certo settore lo debba fare fisicamente sulla pelle degli altri, io primo tra tutti…
il fatto è che penso sia una cosa impossibile annichilile totalmente le malattie. E mi spiego, forse il pensiero è un po bastardo, ma in un mondo senza malattie, il fisico dell’uomo mantenuto sicuro dalla tecnologia, cosa succede se per caso la tecnologia viene meno?
Che succede se arriva un “qualcosa” da fuori?
Penso che sia giusto studiare e arrivare ad una curabilità assoluta, ma che questa curabilità sia da usare solo dopo il riscontro di un problema di salute, e non prima come profilassi… rischio infatti che la razza umana subisca problemi molto gravi…
pensate solo alle milioni di persone malate che sopravvivono a stento per malattie ereditarie o da “incroci” tra genitori malati…
non so quanto sia corretto dire che “sopravvivenza” e “vita” siano la stessa cosa…
Sollevate problemi interessanti.
Un mio professore sostiene che le cause farmaceutiche non abbiano il reale interesse di *guarire* il cancro, quanto più quello di tenere in vita i pazienti e in dipendenza dai farmaci.
Secondo me (ne discutevo con Ale un paio di sere addietro) se questo é vero, l’umanità occidentale sta rasentando l’assurdo: come si sentirebbe “uno che può decidere” se sua figlia/o si beccasse un tumore e lui fosse cosciente del fatto che se si fosse comportato in modo diverso ci sarebbero state diverse probabilità di guarigione? Qua si sta prostituendo tutto in nome di una ricchezza che non porta più benessere, e diventa un semplice numero da aumentare.
Comunque sono d’accordo con quanto detto da Dae, anche perché non credo che sia una cosa possibile. Ricordiamo che il nostro organismo é tarato in modo tale da avere degli avversari e da dover sopportare le avversità, e si comporta male se questo non avviene.
Anche io sono d’accordo con Dae – se ho inteso bene quel che vuol dire.
Non è necessario per altro che tutte le malattie *debbano* essere curate, credo proprio – anche perché se no, di cosa moriremmo? Ok, c’è sempre l’invecchiamento cellulare, ma quanto passerà prima che anch’esso venga considerato una “malattia” a tutti gli effetti cui si deve cercare di porre rimedio, invece che un semplice effetto della vita?
In più, la “malattia” può essere anche un valore aggiunto: persone con la predisposizione genetica a certe malattie sono meno sensibili ad altre, a volte, e poi, senza microbi a temprarci, rischieremmo di fare la fine degli indios ai tempi di Colombo!
Per venire al “professore che sostiene che”: in effetti, il rischio di una simile contraddizione (produciamo cose che curano, ma non troppo…) credo sia piuttosto alto. Dopotutto, non c’è motivo di esaurire il mercato. Certo, “uno che può decidere” in un caso simile farebbe di tutto per sviluppare la cura, ma bisogna vedere *come* avviene il processo decisionale: dubito che tutto stia mai nelle mani di una sola persona. Una goccia da sola non avrà molto peso nelle precipitazioni annuali.
D’altra parte, credo anche che non ci sia un deliberato “piano per mantenere i tumori a pieno regime” per lo stesso motivo. Ma credo che, pur senza una deliberazione effettiva, esista una specie di “meccanismo inibitore” interno alle aziende, che dirotta i fondi su altre vie.
Forse però la fanta-politica-medica è un campo un po’ troppo ignoto per me…
sarebbe davvero interessante discutere di questo, con calma e gesso… e magari senza luca che porta tutto sulla politica spicciola =P (ok ok, questa era cattiva, non volevo)
Il fatto è che Ivan credo possa aver ragione: non penso potrebbe esistere sotto sotto una lobby dei farmaci… o forse devo spiegarmi meglio. Tutti abbiamo sentito parlare dei farmaci scaduti che finiscono nel nord africa come donazione. Ecco, il senso non è quello, e il gioco è sottile.
Una cosa è dare qualcosa di inutile ai poveri africani, altra e propinare una cura “non risolutiva” a compratori occidentali.
Se si sapesse questo nel legale occidente, le cause legali e i corollari che ci andrebbero dietro sarebbero centinaia di migliaia… e le case farmaceutiche potrebbero già mettere via anche l’idea di farlo
Il pensiero è un po confuso, ma spero tanto si capisca quello che voglio dire xD